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Uruguay

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Grazie ad un importante impegno verso la promozione delle esportazioni e ad un consistente aumento dei consumi privati, nell’ultimo decennio il Pil è cresciuto ininterrottamente, con una media annua del 4,3%. I dati relativi al 2017 riportano la disoccupazione al 7,5%, l’inflazione al 6,5%, la crescita del Pil al 2,7%, il deficit di bilancio stabile, mentre è aumentato il debito pubblico.
Il Pil è composto dai servizi al 70%, dal settore industriale al 20%, dal settore primario al 10%.
Le esportazioni sono in continuo aumento, sia nel settore alimentare che nei servizi, dal turismo alla produzione di software e nel 2017 sono cresciute del 9,1%. Anche le importazioni hanno registrato un aumento del 1,5%.
Nel rapporto bilaterale con l’Italia, l’Uruguay ha esportato merci (soprattutto cellulosa, carne bovina, agrumi, semi di soia, articoli in pelle) per un valore di 275 milioni di euro ed ha importato merci (soprattutto prodotti chimico-farmaceutici, fertilizzanti, macchinari per l’imballaggio, apparecchi per la lavorazione del pellame, macchinari per l’industria della carta, apparecchi per la conservazione e refrigerazione) per un valore di 225 milioni di euro, con un saldo positivo di circa 50 milioni di euro.
I settori attrattivi per le aziende italiane rimangono quello energetico e quello delle infrastrutture. Sono presenti in Uruguay importanti aziende come l’Enel, Terna e Anas.
(Fonte: I.m.e.)

 

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Mercosur

Alessandro PasutMercosur


Nel 1991 Uruguay, Paraguay, Brasile ed Argentina fondarono il Mercosur, un accordo di libero scambio tra questi Paesi. Già nel 1999 il Mercosur da l’avvio ad uno scambio commerciale con l’Unione Europea, sancito da un accordo che a tutt’oggi non è stato ancora sottoscritto dalle parti. Tale accordo prevede l’abbattimento delle tariffe doganali, soprattutto per i settori tessile, chimico, farmaceutico, automobilistico ed agricolo.
Per i Paesi del Mercosur, l’Europa è il maggior acquirente di prodotti agricoli, in particolare soia, zucchero, etanolo e carne, quindi la sottoscrizione di questo accordo rappresenterebbe per i produttori agricoli europei una grave perdita economica. L’Europa sarebbe invece interessata al libero accesso ai mercati manifatturieri ed ha proposto una quota limite sull’importazione di carne.
Altro ostacolo da superare è la diversità normativa presente tra i Paesi sulla sicurezza alimentare e sui prodotti sanitari.
L’attuazione dell’accordo commerciale non porterebbe solo ad un profitto economico, ma rappresenterebbe per l’Europa anche un successo politico, particolarmente in questo momento, che vede gli USA promuovere una politica protezionistica, mentre i nuovi governi dell’Argentina e del Brasile si dichiarano interessati ad una linea di apertura commerciale.
La negoziazione sta procedendo e si ipotizza che l’accordo verrà siglato entro la fine dell’anno in corso.
(Fonte: Il C.G.P.)

 

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